venerdì 30 giugno 2017

Formule di potere (Fascismi II)

Ho scritto più volte dei moderni fascismi, ma lo rifaccio e mi ripeterò anche in futuro.
Lo faccio e lo farò perché sono convinto che ai più sfuggono questi avversari moderni della democrazia, anzi i più, a mio avviso, sono inconsapevolmente prostrati a loro.

Forme di potere occulte (ma neppure troppo) e populismi minano la democrazia, la serenità e la sostenibilità delle nostre vite.

Tra i molti volti del fascismo moderno spicca quello delle classi dirigenti, il fascismo finanziario. Quello dei “colletti bianchi”, composto da banchieri e burocrati al soldo di FMI, Banca Mondiale, BCE i quali con un tratto di penna cancellano diritti e popoli.

E’ il fascismo tecnocratico europeo ad esempio, quello del “Patto di stabilità” ovvero dell’obbligo del pareggio di bilancio. Quello che ha dilaniato le Costituzioni, che ha cancellato le Banche Nazionali e la stampa della propria moneta condannando i popoli alla schiavitù per debito . E’ quello che ha dato ai Parlamenti Nazionali gli stessi poteri di un Consiglio Pastorale Parrocchiale che manda avanti le risoluzioni a colpi di “voti di fiducia” e che sforna continuamente sistemi elettorali dove l’uguaglianza dei cittadini nel voto è cancellata a favore di premi, sbarramenti ed altre diavolerie.

Si tratta di un fascismo che foraggia l’antipolitica, che genera e sponsorizza il populismo affinché non emerga alcuna  alternativa di sistema, che vuole che il cittadino si sfoghi contro la casta e non contro i padroni.

Come già scritto, illustrato, più volte scordatevi la camicia nera ed il fez … immaginatevi piuttosto una poltrona presidenziale, dell’aria condizionata ed un potente PC che decide tramite i click del proprio mouse la vita e la morte di milioni di persone; immaginatevi un “movimento” che sforna politiche economiche che sviluppano immigrazione in modo da tenere basso il costo del lavoro e creare una guerra tra poveri, una battaglia tra disperati immigrati e precari autoctoni.

Oggi vincere la battaglia contro le nuove forme di totalitarismo è difficile, il nemico non è facilmente identificabile, non è impersonato in carne ed ossa ma rappresentato da nomi e sigle di cui molti ignorano l’esistenza e il potere sovranazionale. Da qui l’illusione di cavarsela scagliandosi solo contro la classe politica, essa però è semplicemente la foglia di fico di interessi economico finanziari molto più sofisticati.

Torneremo sul tema prossimamente, oggi concludo con il pensiero di  George Orwell, personaggio che al pari di altri (cito P.P. Pasolini) la vista lunga:


Il potere non vuole individui che sappiamo chi sono, che possiedano un’integrità mentale inviolabile, che abbiano e abbiano sempre avuto pensieri indipendenti dalla volontà degli oligarchi. Non vuole, cioè, che esista una realtà esterna alla mente del Potere stesso; non vuole che due più due faccia quattro, perché se il potere stabilisce che fa 5 deve essere 5 per tutti. Il potere non vuole essere umani, bensì macchine; e per ottenerlo mette in campo le sue strategie: una sistematica opera di propaganda, la rimozione graduale e confortevole delle Libertà individuali, il rovesciamento raffinato dei significati delle parole. Si procederà, quindi, alla riduzione e semplificazione del linguaggio, all’abbreviazione e cancellazione dei termini in modo da non avere più parole per dire i pensieri. Si accosteranno termini abitualmente contrapposti tra loro fino a che i loro significati non saranno confusi, e allora l’amore sarà odio, la verità menzogna la libertà schiavitù. Si ridurrà la maggioranza in povertà. Si costringerà a lavorare per la sola sopravvivenza fisica, mai per il benessere. Le sole emozioni destinate ad esistere saranno la paura, la collera, l’esaltazione e l’umiliazione. Si realizzerà il fine supremo del Potere: controllare il corpo, ma soprattutto le menti degli esseri umani. Si realizzerà infine il regno delle tenebre: una confederazione di ingannatori che, per ottenere il dominio sugli uomini nel tempo presente, si sforzano, con dottrine oscure ed eronee, di estinguere la luce.

lunedì 1 maggio 2017

"Populismo" o "Libero Pensiero"?

Preso spunto da una recente intervista ad Alain de Benoist, che potete leggere qui.

Si parla di “populismo”, riflettendo su quanto trattato in un convegno tenutosi sul tema, un mesetto fa, a Milano.

Non viene difficile evincere che sia davvero “la crescente diffidenza di una parte sempre più ampia della popolazione non solo nei confronti della politica ‘classica’, ma anche rispetto alle élite mediatiche, economiche, finanziarie e istituzionali, che vengono percepite come oligarchie ripiegate su se stesse e preoccupate unicamente dei loro interessi” ad alimentare quel fenomeno che i “padroni del vapore” amano etichettare quale becero “populismo”.

Ad integrazione di quanto espresso nell’articolo ritengo che non solo lo scollamento tra i partiti di sinistra ed i propri elettori abbia alimentato il fenomeno dell’allontanamento dalla fiducia verso il sistema politico; anche i partiti di destra ormai hanno deviato la propria rotta e si sono pronati completamente al puro dominio commerciale, burocratico e tecnocratico.

Ogni partito tradizionale (ed i suoi derivati) ha ormai omesso di avere dei principi e degli orientamenti. Il Cittadino si ritrova orfano, non ha più punti di riferimento e rappresentanti di “settore” e quindi nella peggiore delle ipotesi alterna voti a questo e quel partito, nella migliore si astiene … io ribadisco un concetto che esprimo da anni: due sono le possibilità, o si “invadono” i partiti o se ne fondano dei nuovi, freschi e liberi dall’elefantiasi politica, burocratica e tecnocratica.

Come espresso anche nell’articolo, da questi presupposti germogliano le richieste di nuove forme di democrazia: democrazia diretta, partecipativa, referendaria e via dicendo; quelli che sono i valori fondanti della Lista Civica Canturina in cui milito, Lavori in Corso.

Come espresso nell’intervista ormai la situazione si è capovolta, il numero degli insoddisfatti doppia ormai quello dei gratificati ed inoltre bisognerebbe analizzare bene, vista la natura burocratica del nostro sistema, tra questi compiaciuti quanti lo sono in quanto parte attiva dell’ingranaggio.

Il così detto “populismo”, il “Libero Pensiero” come preferirei definirlo, è un fenomeno che ciclicamente non può che ripresentarsi, la storia si ripete continuamente con le proprie storture e conseguentemente sorge chi ambisce a rettificare il percorso … oggi però i “padroni del vapore” si ritrovano a confrontarsi con timori molto più enormi di quanti ne  avessero i propri predecessori.

L’epoca attuale è alimentata, oltre che da una maggiore cultura, dal ruolo di Internet come fonte alternativa d’informazione e dall’importanza assunta dalle reti sociali.

Quanto appena elencato contrasta concretamente l’operato di quei partiti tradizionali che tentano di imbrigliare il “popolo ribelle”, di operare nell’addescamento degli insoddisfatti, li limitano nell’attuazione di nuove opere di “fascismo”, più o meno cruento e/o lampante  che sia.

Nell’articolo de Benoist evidenzia un concetto che ormai diffondo, quale consolidato, da lungo tempo: “l’asse orizzontale è stato rimpiazzato da uno verticale: il popolo contro le élite, ‘ciò che sta in basso’ contro ‘ciò che sta in alto’.”

Prosegue poi con un altro concetto a me caro: “Le persone hanno ormai l’impressione che uomini ‘di destra’  e ‘di sinistra’ siano sostanzialmente legati alle stesse idee, e che a variare siano solamente le scelte dei mezzi per raggiungere gli stessi obbiettivi”.

Al termine della disamina il pensatore francese traccia le conseguenze pratiche di questa sorta di ribellione non ancora esplosa completamente: “La vittoria del populismo segna l’ora del declino dei grandi partiti governativi, che in passato si stagliavano sulla scena politica ma oggi non rappresentano altro che frazioni elettorali sempre più ridotte. Il Grecia, l’arrivo al potere di Syriza ha quasi fatto scomparire l’antico partito socialista, il Pasok. In Austria, le ultime elezioni presidenziali hanno visto opporsi un populista e un ecologista. Nei Paesi Bassi, nelle ultime elezioni il partito socialista ha perso ventinove deputati su trentotto. In Francia, il partito socialista sarà per la prima volta assente al secondo turno delle elezioni presidenziali, e potrebbe accadere la stessa cosa agli avversari ‘repubblicani’. Partiti che, alternandosi, sono stati al governo per più di trent’anni”.

Che ora il tutto si sviluppi in modo evidente anche in Italia è la mia speranza.


Giorgio Bargna

sabato 25 marzo 2017

(Seconda) Lettera aperta a Claudio Bizzozero

Caro Claudio, ti scrivo per la seconda volta in pubblico.

In pubblico perché un messaggio privato scorre via o si cancella, in pubblico perché ho la speranza di poter fare il bene tuo, di LiC e di Cantù.

Parto da lontano; sin da piccolo ho sempre seguito la cronaca e la politica, ricordo ancora i servizi di Antonello Marescalchi dalle alture del Golan e le tribune politiche di Ugo Zatterin.

Ho sempre seguito la politica senza praticarla attivamente.
Da quel ribelle che sono ho sempre pubblicizzato e votato (giunta l'età) quei movimenti che uscivano dal coro.

L'Msi perché messo fuori dall' "Arco Costituzionale", libero da "mani in pasta" e guidato da un leader affascinante come il mio omonimo Almirante.

I Radicali in quanto liberali, libertisti, sempre esclusi e sempre avanti un passo verso il progresso intellettuale ... guidati da un altro personaggio di grande carisma, Marco Pannella.

La Lega della prima e della seconda ora, quella ribelle e quella guidata da colui che sembrava un guerriero e da Gianfranco l'inarrivabile.

L'MSI si è smontato a Fiuggi, i Radicali si sono persi in mille alleanze che hanno svanito i loro sogni, la Lega si è disciolta come neve al sole davanti al Campanile di S.Marco una mattina di Maggio.

Una domenica di dieci anni fa fui avvicinato, uscendo da Messa, dagli attivisti di "Lavori in Corso". Federalismo Municipale, Responsabilità, Partecipazione, musica per le mie orecchie...otto giorni dopo entro per la prima volta nell'allora sede di Via Milano; amore a prima vista per il movimento e per il suo leader, una passione che vivo ancora.

In questi anni ho imparato molto su come si vive in comunità, di come si decide in gruppo, su come si ama e vive una città, su come ascoltando chi la pensa in modo diametralmente diverso da te si possa apprendere.

In questi anni ho ammirato la tua capacità di trovare sempre una risposta, una sintesi; la tua abilità a trovare la risoluzione ai contrasti che le due anime di LiC (da sempre presenti) mettevano in scena.

Poi i cinque anni di amministrazione: sei stato Sindaco e sei stato Claudio.

Sarò di parte, ma ritengo tu sia stato (grazie anche a chi ti ha affiancato) il miglior Sindaco che Cantù abbia avuto (almeno negli ultimi trent'anni) e questo resterà sempre il mio attestato di stima per te.

Sei stato però anche Claudio ed è anche questa una cosa che ho amato ... poi sei diventato sempre più Claudio e qualche volta ho faticato a capirti.

Oggi sei troppo Claudio, utilizzando anche termini che mi avevi insegnato a non utilizzare, e questo troppo Claudio non giova a me, a Cantù, a Lic, a Francesco e a quanti hanno creduto in te e in noi.

Ti chiedo, smetti di essere troppo Claudio e torna ad essere quel "Faro" che ci ha illuminato per anni.

Ti chiedo di non farmi perdere un altro "leader" in cui credere, di cui fidarmi; di non farmi pensare che allora è inutile impegnarsi.

Con affetto,
Giorgio


domenica 12 marzo 2017

Esci la piazza

E' stata messa alla luce e sviluppata nel 2016 un iniziativa fortemente voluta dall' "Associazione Civica Rugiada".

Nel 2012 è stata costituita la lista civica “Cantù Rugiada” per partecipare alle elezioni amministrative, oggi contiamo cinque rappresentanti del nostro movimento in Consiglio Comunale. Dallo stesso gruppo di persone è nata l’Associazione civica Rugiada che si pone come obiettivo la diffusione della partecipazione e della cittadinanza attive attraverso la promozione di progetti sociali. Tali progetti hanno come focus la riqualifica di luoghi pubblici danneggiati o caduti in disuso, così che possano essere restituiti alla città.



Si tratta del  progetto “Esci la piazza” che si pone l’obiettivo di riqualificare lo spazio verde presente in Piazza Piave, a Vighizzolo di Cantù (CO).

Per il finanziamento di questo progetto vengono utilizzate, insieme alle quote associative ed i gettoni di presenza dei cinque Consiglieri Comunali di Cantù Rugiada, le donazioni di altre Associazioni (vedi ad esempio l'altra Lista Civica canturina "Lavori in Corso") e di cittadini benemerenti; in questo modo le risorse che i canturini investono non vengono sprecate ma riutilizzate e la politica cessa di essere un mero costo per i cittadini, diventando una risorsa positiva per la collettività.

Il progetto “Esci la piazza” pone l’attenzione sullo spazio presente tra Piazza Piave e via Toti, che attualmente non è fornito di attrezzature adatte all’usufrutto dello stesso.

L’obiettivo è quello di rendere accessibile alla cittadinanza l’area, creando uno spazio ludico per l’infanzia.
In termini pratici si provvederà a:

•        mettere a dimora degli arbusti così da creare una piccola siepe lungo il perimetro della zona interessata per aumentarne la sicurezza;
•        rimuovere il cespuglio che occupa un lato dello spazio in modo da migliorarne l’accessibilità;
•        installare delle attrezzature ludiche in legno e dei componenti di arredo urbano per permettere ai bambini di giocare e contestualmente facilitarne la supervisione da parte dei genitori.

Nella foto di presentazione a questo articolo trovate il render dello spazio, completo dei giochi che si è pensato di inserire.

Come detto sopra la realizzazione di questo progetto si basa essenzialmente sulle donazioni, se ci tenete, se vi piace, se credete nel bene comune, aderite con una donazione, anche piccola.

Per le modalità rivolgetevi pure agli indirizzi in calce,

Referenti del progetto
Associazione Civica              rugiadacivica@gmail.com   
Andrea Colombo                   andre89.colo@gmail.com              320 0124360
Walter Brivio                         walter.brivio@gmail.com               349 4549245

oppure contattate me.

Grazie,

Giorgio Bargna

martedì 10 gennaio 2017

La metastasi e la terapia (II), la Burocrazia



Proviamo, continuando il ragionamento, a dedicare una paginetta alla Burocrazia. 

Se cerchiamo il significato nei motori di ricerca troviamo diversi risultati, a me piace la seguente descrizione: “Con il termine burocrazia si intende l'organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità. Il concetto fu definito in maniera sistematica da M. Weber nella sua opera "Economia e società", il quale considerò la struttura burocratica come espressione ed effetto dei processi di razionalizzazione e specializzazione delle comunità moderne nelle quali si sviluppa una relazione di subordinazione fra i cittadini e i pubblici funzionari, che conquistano la legittimità dell’esercizio del potere per la razionalità tecnica con la quale svolgono il loro operato. L'organizzazione burocratica costituirebbe così un momento fondamentale in questa legittimazione.

La realtà che noi conosciamo è quella che proverò a descrivere. 

Oggi parlando di Burocrazia ci riferiamo solamente al "potere degli uffici", ad una forma di esercizio del potere che si struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutte e immodificabili dall'individuo che ricopre temporaneamente una funzione.

La Burocrazia, grazie al proprio moderno DNA, ha polverizzato la Meritocrazia all’interno degli apparati pubblici e (a pensarci bene) anche fuori. La Burocrazia moderna non è mai orientata verso dei valori, verso la positività, verso il bene comune, essa in sostanza si è materializzata in uno strumento tecnico  superiore a qualsiasi altra amministrazione che pretende di dimostrare di essere superiore ad altri modelli di amministrazione. 

Nel suo concetto moderno e concreto la Burocrazia si concretizza in un apparato al servizio di un potere politico. Il responsabile di un apparato burocratico è il funzionario che segue le direttive di un capo politico, mentre il capo politico muta a seconda delle vicende storiche.  Ma non sempre un capo politico ha il sopravvento ed i burocrati attuano i programmi dei politici interpretandoli e adattandoli, attenuandoli o ritardandoli. La burocrazia può anche rivelarsi nemica di un’amministrazione eletta, degenerando così il funzionamento delle pratiche amministrative ed impostando un rapporto disfunzionale tra potere politico e potere burocratico.

La Burocrazia oggi, qualunque sia il proprio rapporto col potere, si traduce in  rigidità, lentezza, incapacità di adattamento, inefficienza, inefficacia, lessico difficile o addirittura incomprensibile, mancanza di stimoli, deresponsabilizzazione, eccessiva pervasività, tendenza a regolamentare ogni minimo aspetto della vita quotidiana. Più che altri Paesi oggi l’Italia si manifesta quale sistema iperburocratizzato e ipercentrista , tutto procedure e poco raggiungimento degli obiettivi. Stiamo parlando del Paese con il maggior numero di  regole e norme, ma anche quello con il maggior numero di controlli amministrativi, nonché con il maggior numero di enti che si sovrappongono. 

L’antidoto è la Semplificazione (non occorre un genio per capirlo), che sarà possibile solo inseguendo quell'unica, risoluzione possibile citata ad inizio ragionamento il precedente articolo.

Proseguiremo presto la riflessione, 

Giorgio Bargna

venerdì 30 dicembre 2016

La metastasi e la terapia (I), l'Europa ed il Centralismo



Cercherò, in più spezzoni, di ragionare sui mali che affliggono l'Italia e sull'unica, a mio avviso, risoluzione possibile.

Da anni descrivo Centralismo, Burocrazia, Capitalismo e Partitocrazia quali mali incurabili che segnano il malessere della nostra Nazione già di per se, alla nascita, fondata su dei principi piuttosto mollicci. La spallata finale la ha assestata l'Europa Tecnocratica degli ultimi anni, la quale si è rivelata l'esatto opposto di quell'Europa dei Popoli che avrebbe dovuto rivelarsi fondamento di Democrazia, Autonomia, Responsabilità, Sostenibilità e Partecipazione.

Andrebbe concessa agli Stati Europei  la possibilità di istituire forme variabili di cooperazione territoriale scaturenti dalle aspirazioni e dai progetti comuni dei popoli. I tecnocrati di Bruxelles invece ci propinano una formula secondo la quale una maggiore integrazione economica e un’accresciuta centralizzazione del sistema politico facciano avanzare la cooperazione europea. Questa formula ci si sta rivelando ogni giorno sempre più fatale, come italiani e come europei, poiché non è radicata nella percezione della realtà quotidiana dei popoli.

La struttura europea da circa un decennio si sta impegnando nella demolizione dello stato del benessere e punta massicciamente nell’obbiettivo di salvare le proprie banche che si ritrovano in ginocchio a causa dei prestiti che hanno contratto con le economie in crisi. Nel nome della Stabilità sono state varate norme da parte dei Tecnocrati che hanno imposto lacrime e sangue ai cittadini di diverse Nazioni. La Troika, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale hanno costruito un marchingegno infernale grazie al quale, per ottenere i prestiti di cui avevano urgente bisogno, i paesi dell’UE hanno dovuto accettare misure draconiane che li hanno devastati, aumentando così la disuguaglianza tra i vari paesi dell'Unione e creando malessere nei rapporti tra essi.

L'Europa avrebbe dovuto essere fondata su un crescente benessere e sulla solidarietà  e contribuire a costruire una reciproca fiducia tra ”nemici tradizionali”.  Al contrario le varie modifiche ai trattati europei hanno mirato a rafforzare le forze di mercato, a ridurre la sovranità politica dei singoli paesi e a rafforzare, nel contempo, il dominio delle istituzioni dell’UE.

Ma dicevamo in testa alla pagina che i mali iniziano ben prima. 

L'Italia è uno Stato centralista, di conseguenza  possiede organismi centralizzati che hanno competenze su ogni materia e producono leggi equivalenti su tutto il territorio dello Stato. Teoricamente nella nostra Nazione è previsto qualche debole decentramento, improntato soprattutto a livello fiscale, di fatto però annullato della Legge di Stabilità in termini di spesa. Sono decentramenti fiscali grazie ai quali gli Enti Minori tassano, cercando così di porre rimedio al mancato invio di fondi da parte dello Stato Centrale e di mettere almeno in pareggio i Bilanci.

E' dai tempi del Risorgimento che si confronta su Centralismo e Federalismo. 

Noi Federalisti sosteniamo che una ampia autonomia delle varie aree consentirebbe un aderenza armonica tra le istituzioni dello Stato e le specifiche caratteristiche delle Aree Territoriali, soddisfacendo così di fatto, con maggiore efficacia, le esigenze e i bisogni di queste ultime. Il contraltare centralista sostiene invece che l'adozione di assetti federali in presenza di significative differenze geosociali non farebbe altro che accentuare e aggravare le divergenze. La storia italiana sinora non ha potuto dimostrare la veridicità della teoria federalista, ma di fatto ha smentito clamorosamente le tesi centraliste.

Proseguiremo presto la riflessione,
Giorgio Bargna

venerdì 9 dicembre 2016

Un NO alla borghesia globalista e cosmopolita



Qualcuno la sera del 4 Dicembre scorso sarà rimasto choccato nello scoprire che esiste, che perlomeno si sta sviluppando, un Italia che inizia ad aprire gli occhi, a rifiutare qualcosa, che lo ha fatto anche liberandosi dai piccoli e grandi condizionamenti che hanno segnato la campagna del sì; un Italia che senza barcollii ha accettato la sfida e l’ha vinta.

Di fronte ad un nemico politico (e Renzi politicamente è stato “bravo” a trasformarsi in questo) e reale l’Italia del popolo, delle partite IVA, dei disoccupati, dei precari (gente che aspetta fatti e non pugnette) si è schierata contro la grande finanza. Ha rispedito al mittente gli oboli governativi più o meno reali: i cinquanta euro per i pensionati, gli ottantacinque per gli statali, gli ottocento per le mamme, i cinquecento per i giovani.

L’Italia ha cassato riforme che servivano ad omologare l’Italia ai dettami dei potentati finanziari: nessun diritto garantito ed apertura massima al mercato. Si è ribellata ad un potentato che anziché risolvere i problemi quotidiani dei propri cittadini si è concentrata su politiche che riguardanti magari le coppie di fatto (che di per se non è una colpa) e le norme sul gender, riservando al popolo la flessibilità nei diritti, vedi come esempio il Jobs Act.

Non ha pagato Renzi & Co. quanto molti italiani ritengono di subire, a torto od a ragione: falle nel sistema sicurezza, la massiccia invasione di migranti travestiti da profughi coccolati ed alloggiati, la miseria sempre più diffusa tra i ceti intermedi e bassi, l’emigrazione dei giovani per mancanza di lavoro, l’eliminazione dei diritti e la folle politica di sudditanza dell’Italia alle direttive delle centrali di potere sovranazionali.

Gli elettori hanno percepito che questa borghesia globalista e cosmopolita declina dal risolvere i problemi essenziali che toccano la vita delle persone comuni ed hanno quindi rifiutato una riforma che andava a toccare temi molto distanti dai reali problemi della popolazione italiana; hanno percepito che “lorsignori che vestono chic” se ne fottono delle elementari necessità di pane lavoro e sicurezza avvertite dalle grandi masse popolari. Sicuramente ciò che oggi non è passato dalla porta, costoro cercheranno di farlo rientrare dalla finestra, ma ora gli italiani sono più vigili e pronti.

Avevano ragione i supponenti del SI, si è trattato di un accozzaglia nella formazione dell’esercito degli elettori del NO, ma in realtà si tratta di un esercito di diseredati, sfruttati, malvessati che orgogliosamente ha demolito le politiche renziane  e che se ne è altamente fottuto degli appelli della “grande stampa”, dello spread, dei rating, dei mercati, dell’andamento delle Borse.

Un’Italia che ha difeso il diritto a decidere di più, che cerca, chiede un vero cambiamento, un vero risparmio, una vera politica economica che consenta ai propri cittadini di vivere dignitosamente. 

E’ l’Italia dei corpi intermedi e della società reale che aspetta messaggi chiari e positivi, che tramite il referendum del 4 dicembre ha chiesto di voltare veramente pagina. La partecipazione al voto è stata di dimensioni enormi, si tratta inequivocabilmente di un voto popolare, non c’è spazio alcuno per interpretazioni e ad ambiguità.

Insieme alla riforma gli italiani hanno bocciato un premier,  quel Matteo Renzi, che ad inizio mandato si era presentato come uno straordinario innovatore,  quel Matteo Renzi  che da molti era considerato il Messia sceso sulla terra; il passare del tempo però ha dimostrato che quel Matteo Renzi aveva ben altro volto: quello di un premier sbruffone, voltagabbana, convinto di poter ingannare e illudere tutti con la sua “simpatica” parlantina.  Col tempo, con la mancanza di effetti concreti, la fiducia pian piano ha preso prima la forma della perplessità, poi quella della diffidenza ed infine ha cominciato a rasentare l’odio.

Gli italiani hanno bocciato l’establishment e le élite che hanno governato la globalizzazione, l’Europa e di fatto anche l’Italia, limitandone la sovranità e la possibilità di cambiare. Gli italiani vogliono un vero cambiamento, vogliono tornare padroni del proprio destino. 

E’ stato un Referendum rivolto al futuro, non si può ignorare che l’81% dei giovani dai 18 ai 34 anni ha scelto i No.

E’ ancora presto per fare salti di gioia, l’ho scritto nelle prime righe, si sta solo sviluppando questa “Giovine Italia”, ma intanto gli italiani hanno capito che non si possono cambiare le regole del gioco a gioco in corso, ma intanto gli italiani stanno iniziando a capire che qualcuno sta barando grosso e che quindi occorre “alzare il culo dai divani”, ma intanto gli italiani hanno capito che qualcuno malvessa celandosi dietro a dei "ce lo chiede l'Europa" o  "ce lo chiedono i Mercati"; il tutto alla faccia di quell’informazione asservita che regna sui media.

Cari borghesucci globalisti e cosmopoliti questa battaglia l’abbiamo vinta noi, vedremo il futuro cosa vi, ci, riserva.

Giorgio Bargna